Pietrone era il gigante buono, che ti guardava dall'occhio sano, non parlava, ma se gli andavi a genio sorrideva... Era il mio vicino di casa, una sorta di nonno acquisito di Grazia, la mamma di Giulia e Ludovico, mia moglie. Di Pietrone si raccontavano le imprese da disertore di guerra e della fatica di tirare su quella casa quadrata fatta senza mattoni, che costavano troppo, ma con i barattoli dei pelati riempiti di sabbia del mare... Casa solida, eccome. Pietrone e la moglie Gigetta ci hanno passato la vita intera e la costruzione gli è sopravvissuta in ottimo stato. Purtroppo ha un piano solo e le nuove cubature comunali dicono che qui, nella mia zona, si possono alzare piani e altri piani... Così oggi è arrivata un'impresa a montare i cartelli: via la casa di Pietrone e spazio alla residenza "Azzurro", la prima palazzina moderna di questa via del Ghetto Turco, periferia sud di Rimini, dove le case sono nate sulla sabbia dal sudore del Dopoguerra.
Guardo il cartello e ricordo un'altra casa, altrove, quella della mia infanzia: dalla finestra vedevo i campi e dietro ai campi passava il treno. E io sono diventato sognatore e viaggiatore. Poi sono arrivate le gru, hanno costruito i condomini, tanti bambini nuovi, il panettiere dietro l'angolo, ma niente più campi, né treni da guardare.
Chiudo gli occhi: addio casa fatta con le scatole dei pelati.