08/04/2004

Senza orologio

Sì, lo ammetto, ci ho pensato: il blog lo chiudo, troppo impegnativo e io non ho più tempo. Faccio un mestiere fetente, bello, bellissimo, ma capace di risucchiare ogni energia. E alla sera, quando ho mandato accidenti all'ultimo telefonata, scritto l'ennesimo articolo, pensato cosa farò da grande, assaggiato un nuovo vino, passato del tempo con le persone che amo, beh, ho sonno, non voglia di blog. E quando non ho sonno mi perdo in pensieri, progetti, racconti, vita altra. Ho un taccuino pieno di appunti di cose da raccontare: libri letti, visti, piaciuti (sto leggendo l'ultima fatica del mio concittadino Piero Meldini, il primo che mi piace tanto, beh tanto, abbastanza molto...), luoghi nei quali passo, vado, vengo (tra i tanti il carcere di Fossano con Ciro che "modestamente" ha insegnato a cucinare in tutte le patrie galere, o quasi...), vini che assaggio, che bevo, che incontro (che magia le bollicine bergamasche del brut metodo classico Calepino Riserva di Fra' Ambrogio, l'annata 1997 sa di crosta di pane appena sfornato... ), cibi che cucino sempre più affascinato dalla semplicità (grandiosi gli asparagi messi in pentola con poca acque e un filo d'olio, l'acqua viene assorbita tutta, si rompe un uovo e poi formaggio grattugiato e pane da inzuppare nel tuorlo...), viaggi che faccio, non faccio, disfo e organizzo, pesci, per i quali non ho tempo mentre la primavera porta aria di trote e di risvegli del torrenti e ione sento il richiamo ma gli preferisco oggi richiamo di uomini, di incontri, di sintonia di pensieri... Ancora una volta lo stesso dilemma:vivere o scrivere. Ho troppo da vivere, penso. E ho anche troppo da scrivere, oggi, in troppi luoghi. Poi lo guardo questo blog "splucco", silenzioso, sperduto e so che gli voglio bene come ad un amico lasciato a lungo solo la sera... E allora eccomi qui a giocare con le parole l'ennesimo riassunto che è un po' quello di un padre frettoloso attorniato dai figli al ritorno dopo un lungo viaggio.... Tra le cose che mi accadono: non uso più l'orologio, per navigare al ritmo del giorno, credo.

Nella foto sono io che guardo perplesso il futuro.

di michelemarziani | 08/04/2004
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