31/01/2004
Il richiamo dell'acqua
L'odore del fiume a fine inverno è un profumo a metà tra il ghiaccio e la primavera... Lo sento nel vento, ogni anno, tra gennaio e febbraio, quando c'è aria di apertura della pesca alla trota e comincio a pensare dove andrò a consumare un rito che sa di festa, d'infanzia, di trattoria sui torrenti, di camminata tra appassionati intirizziti e un po' delusi: ogni anno si è in troppi e le trote quasi sempre immesse come si fa con i fagiani per la caccia. Eppure di pesca non so stancarmi, come se l'acqua mi inchiodasse lì, ad una vita diversa, di quelle che non si sanno spiegare.
30/01/2004
Se una notte d'inverno un viaggiatore...
Ci arrivo di notte, stanco, affaticato da una giornata lunga, lunghissima, di chiacchiere in ordine sparso, quelle che pomposamente si chiamano pubbliche relazioni. Ingozzato durante il giorno a mo' di vitello grasso non ho voglia di mangiare. E' solo la squisita insistenza di Michele Milani a farmi varcare la soglia della trattoria Via Vai a Bolzone di Ripalta Cremasca che credo sia in qualche angolo sperduto di Lombardia, più o meno dalle parti di Crema (da solo, giuro, non saprei arrivarci...). Basta e avanza la terrina di fegato grasso d'oca a farmi cambiare idea: ad ogni boccone mi ritornano vitalità e buonumore, complice anche un Borgogna bianco pescato da una carta dei vini di rara armonia. Con bottiglie scelte col cuore, con l'anima, con il furore e l'intelligenza della passione, lo si comprende vino dopo vino, nessuno escluso. Alla terrina di fegato segue un risotto dalla cottura impeccabile, una serata di belle chiacchiere e la voglia di tornare al più presto per sforchettare un po' più a fondo.
25/01/2004
Fagioli, broccoli ed anelli
Domenica di corsa perché ci si alza tardi e si vogliono fare, in casa, troppe cose. In più aggiungo le ancor più troppe che voglio fare io e mi ritrovo a far la fila ai cassonetti dell'immondizia per svuotare, riciclato, il rusco della settimana intera, mentre in cucina già soffriggono cipolla, sedano e carota. Torno in tempo per aggiungere broccoli e pomodorini e, dopo una breve rosolata, un litro e mezzo di brodo buono già caldo a parte. Poi verso fagioli borlotti in scatola (quelli e solo quelli avevo...) e pasta, Tacconelli Del Verde. Sette minuti e spengo. Servo spolverato di pepe nero ed olio buono di Vicopisano. Ci sta bene un bianco, una Falanghina senza grandi pretese. Ci si ingozza felici e poi via di corsa: fuori nevica e il cinema è lontano. Si entra alle 14,20 e si esce ormai a sera per la terza puntata del Signore degli Anelli. Soliti grandiosi paesaggi, solite battaglie epocali, soliti messaggi da (buona) filosofia da bar... Mezz'ora di saluti e di sbadigli al gran finale tolgono la bellezza che pure il film aveva (fino a mezz'ora prima). Adesso a casa, è sera, non so cosa cucino. Preparo la borsa per una settimana intensa: Piacenza, Torino, Milano, non ricordo dove e qualche pensiero di troppo per la testa. Fino a venerdì sarà difficile incontrarci ancora.
23/01/2004
Paté di fegato alla marchigiana
Meglio del foie gras. Almeno così mi sembra oggi questo vasetto ghiotto che la mia amica Federica mi ha regalato per Natale. Preparato con le sue mani in quel di Fermo, nelle Marche, io l'ho dimenticato in un angolo della dispensa, quello dove due minuti fa ho cacciato gli occhi mentre scoprivo di non vederci più dalla fame (proprio come nella pubblicità...). Adesso, in una giornata, la mia, che sembra la quintessenza del caos, ho trovato due minuti felici da passare in cucina: un boccone di pane pugliese, una forchettata di paté marchigiano, un sorso lungo di Barbera...
17/01/2004
La casa di Pietrone
Pietrone era il gigante buono, che ti guardava dall'occhio sano, non parlava, ma se gli andavi a genio sorrideva... Era il mio vicino di casa, una sorta di nonno acquisito di Grazia, la mamma di Giulia e Ludovico, mia moglie. Di Pietrone si raccontavano le imprese da disertore di guerra e della fatica di tirare su quella casa quadrata fatta senza mattoni, che costavano troppo, ma con i barattoli dei pelati riempiti di sabbia del mare... Casa solida, eccome. Pietrone e la moglie Gigetta ci hanno passato la vita intera e la costruzione gli è sopravvissuta in ottimo stato. Purtroppo ha un piano solo e le nuove cubature comunali dicono che qui, nella mia zona, si possono alzare piani e altri piani... Così oggi è arrivata un'impresa a montare i cartelli: via la casa di Pietrone e spazio alla residenza "Azzurro", la prima palazzina moderna di questa via del Ghetto Turco, periferia sud di Rimini, dove le case sono nate sulla sabbia dal sudore del Dopoguerra.
Guardo il cartello e ricordo un'altra casa, altrove, quella della mia infanzia: dalla finestra vedevo i campi e dietro ai campi passava il treno. E io sono diventato sognatore e viaggiatore. Poi sono arrivate le gru, hanno costruito i condomini, tanti bambini nuovi, il panettiere dietro l'angolo, ma niente più campi, né treni da guardare.
Chiudo gli occhi: addio casa fatta con le scatole dei pelati.
16/01/2004
In prigione, in prigione...
Cedo all'appello, reiterato e accorato, di un amico e pure, disgraziatamente, collega. Domattina partecipo ad un seminario su "Carcere e informazione" destinato a futuri volontari in galera.
Si parla di rapporti tra cronaca e reclusione e i cronisti, quelli veri, hanno dato forfait. Ma io scrivo d'altro, l'ultimo pezzo di cronaca risale a quando non avevo la pancia, provo a difendermi. Dai vieni lo stesso, tu sai sempre cosa dire in ogni occasione... Mentre penso che invece non so proprio cosa dire (ovvietà a parte), mi sento un po' come le Clark e il maglione blu che stanno bene con tutto.
12/01/2004
Una sera qualsiasi del Novecento
Ci siamo arrivati tra l'acqua, l'umido del fiume, la cappa di freddo notturno, io e il mio omonimo Milani, quello della Casa di Bacco. Ci siamo arrivati da Milano unendo cognome, il suo, e destino. Altro che gennaio 2004. Sembrava una sera qualunque del Novecento varcando la porta tra i motti un po' rubizzi di avventori senza tempo, ma con patria ben precisa: l'Emilia, quella in riva al Po. Che cena, bella, arcaica, quasi un rito, quella alla Trattoria Ongina, di Polesine Parmense. L'antipasto è uno, per fortuna e gioia del palato: culatello, buono, profumato e stagionato, con pane fragrante da sbocconcellare nella morbidezza della mollica o da spalmare di burro che sa di latte, di mucca, d'infanzia, della mia almeno. E poi? Un monumento alla gola, alla bassa, alla Padania, al Grande Fiume e alla memoria: anguilla e pesci gatto fritti, un piatto di ghiotta felicità. Tutto innaffiato con le bollicine della provincia di Parma: vinello bianco della casa, per pulire la bocca, stuzzicare i pensieri, ribollire i ricordi...Quindici euro, alla faccia della modernità e di questo secolo appena iniziato e già così brutto.
