29/12/2003
La magia di Totò Sapore

Pulcinella ubriaco che si moltiplica in una serie infinita di se stessi di ogni colore, tutti con i mutandoni a pois, danzando tra le musiche di Eugenio ed Edoardo Bennato, è qualcosa di imperdibile in un film d'animazione bellissimo. Totò Sapore e la magica storia della pizza non solo è piaciuto ai miei figli che sono usciti dalla sala entusiasti, ma pure a me che guardo i cartoni animati per puro dovere paterno. Bello il film, commovente la storia e le musiche ti inchiodano lì, a leggere tutti i titoli di coda mentre fanno le pulizie in sala... Peccato che il film sia distribuito in maniera carbonara, per pochi eletti. Noi l'abbiamo visto in una multisala che lo propone in un'unica proiezione quotidiana, alle 13,30 (la domenica pure alle 12,00). Ovviamente nella stessa sala i cartoni della Disney vanno a tutte le ore...
24/12/2003
Kurdistan
Kurdistan, lobotomia d'oriente
buco nero d'occidente
nenia mortale sulle vie del mare
in piazze d'Europa
in avanzi di popoli resistenti
urlo soffocato in camere mortuarie
quelle della diplomazia
immemori di stermini
quelle della memoria
infinitamente corta di umanità
file di senza terra, uomini senza casa
mondo immondo senza padrini
rinchiuso in un limbo eterno
ammuffito nelle tendopoli d'Algeria
lontano dai fieri profumi del mar dei Saharawi
deportato dalla Turchia in cantine di Baviera
stuprato tra i monti di Serbia ed Albania
confinato in trattati di pace tra il Giordano e la Torâh
donne dalla bellezza stracciata
dall’inverno incipiente
seguono esodi solitari
bussano pane di libertà
speranze per troppi figli
e approdano a lidi ostili
per ascoltare scuse banali
straccioni, zingari o poco più
sfortunati solchi di aratri globali
semi sconfitti senza germogli
non verrà il giorno della vittoria
non c’è mai pace tra i maledetti
né pietà per i senza storia
sarà soltanto un treno
fermo sui binari di Costantinopoli
fazzoletti e lacrime come bandiere
e due percorsi segnati:
fughe d’occidente
e nostalgia d’oriente
crepe di civiltà per anime dense
e un pizzico di vergogna prima di cena.
24/12/2003
Buon Natale!
Non è che il Natale mi piaccia proprio. Anzi, sono uno di quelli che potenzialmente finiscono "come in un libro scritto male" di gucciniana memoria (ricordate, vero, quel capolavoro di canzone che è "Incontro" di Francesco Guccini?). Però credo che disperazione e speranza siano capaci di convivere tra loro e che dai silenzi possano uscire gli abbracci più veri. Il mio è un abbraccio. E tanto vale: buona notte di Natale a tutti!
Grazie ad Aglaja che ha dato ad un mia vecchia poesia sul Natale l'arduo compito di illuminare il suo weblog.
18/12/2003
Aringa, salmone, bottarga - A pranzo con Giulia (10)
Mi piace l'affumicato, il pesce che sa di legna e sale, che prende il palato e lo tiene sospeso sul rasoio del piacere gastronomico. Amo il salmone affumicato ma ancor più l'aringa che sa di fumo, mi piacciono la bottarga di muggine e trovo buonissima quella di tonno. Con tutte queste leccornie dai sapori potenti si possono fare buone pastasciutte che piacciono tanto anche ai più piccini e ai palati più delicati. Che sia salmone, storione o bottarga io procedo nello stesso modo. Mentre cuocio la pasta metto dell'olio estravergine d'oliva in una padella, profumo con uno spicchio d'aglio che schiaccio e poi tolgo, aggiungo il salmone (o l'aringa, la bottarga o qualsiasi altra cosa della famiglia dei conservati di mare) tagliato a pezzettini e spengo il fuoco. Quando la pasta (maccheroncini, linguine, quel che si vuole) è quasi cotta, riaccendo il fuoco della padella, aggiungo la buccia grattuggiata di un limone, salto la pasta con un po' d'acqua di cottura e abbondo col prezzemolo. La scorza di limone, fresca e amarognola,equilibra i sapori rendendo tutto più leggero, più gradevole a quasiasi palato.
18/12/2003
La Barbera di ieri sera

Le degustazioni di vino si fanno, per convenzione e liturgia consolidata, in una sorta di asetticità dell'animo e del palato. Come a dire che la fine di un vino sia quello di sorbirlo in una cattedrale o in una camera iperbarica... No, il vino è e deve essere soprattutto allegria, compagnia, piacevolezza...Allora per me degustare significa restare stupiti mentre soprappensiero si parla d'altro, nei bicchieri girano vini diversi, in tanti passano via... Poi ce n'è uno che è stupore, sul quale ci si ferma e si torna indietro... Ecco questo è buono, speciale, particolare... Si rifà tutto alla moviola, si guarda, si annusa, si sniffa, ci si bagna la bocca, s'inghiotte, si mettono in moto le papille gustative... No, non ci siamo sbagliati è buono davvero. Così è successo alla fitta e succosa Barbera d'Asti Adess dell'Azienda Agricola l'Alegra di Settime,nell'Astigiano, aperta ieri sera tra a amici, a casa di Isa, parlando di libri, scrittori e altre cose. Beh, la sugosità ben sostenuta da una piacevolissima vena acida, mi hanno stupito in piena discussione, mentre pensavo proprio ad altro. L'ho guardata rossa, bellissima all'occhio, con tanti frutti di bosco e spezie al naso. In bocca si ripete:guanto di velluto con schiaffo acido al palato, una sfida all'ultimo sorso. Davvero una bella Barbera d'Asti. Ancor più meritevole se si pensa che l'annata 2001, ora in commercio, rappresenta l'esordio di questo vino. In enoteca tra gli 8 e i 9 euro.
15/12/2003
La vita con la buccia
Non so se l'educazione sia la vera emergenza e tutti noi siamo chiamati, oggi, ad essere educatori, come dice, inascoltato come sempre, Goffredo Fofi.
So che a me piacciono i maestri. No, non i guru, i maestri nell'animo, i maestri elementari. Non posso non pensare a Gianni Rodari e a questa sua filastrocca da non dimenticare:
Un signore di Scandicci
buttava le castagne e mangiava i ricci.
Un suo amico di Lastra a Signa
buttava i pinoli
e mangiava la pigna.
Un suo cugino di Prato
mangiava la carta stagnola
e buttava il cioccolato.
Tanta gente non lo sa
e dunque non se ne cruccia:
la vita la butta via
e mangia solo la buccia.
14/12/2003
Una Lacrima di nobiltà

Ci sono andato a parlare di libri nella tenuta dei conti Giovanni e Francesca Marotti Campi. Lei, la contessa Francesca, è appassionata di letteratura. Io faccio parte di un gruppo di amici avvezzi alla chiacchiera che ogni mercoledì sera passa il tempo a ciarlare di libri e scrittori. Ogni tanto ci chiedono di farlo in trasferta e devo dire che trasferiti in quel di Morro d'Alba, in provincia di Ancona, ci siamo stati proprio bene. I miei amici, beati loro, ci sono pure tornati.
Ci sono andato per i libri e ho incontrato dei signori vini, anzi un signor vino. Già, tra i meriti dei conti Marotti Campi c'è quello di fare il vino e di farlo buono. Le loro bottiglie migliori sono figlie del vitigno autoctono Lacrima di Morro d'Alba, sconosciuto alla quasi totalità degli appassionati di Bacco. Il Lacrima dà vini rossi di grandi profumi, gioviali, scortesi (sì, poco cortesi), con una vena tannica particolare, tipicissima.
Dalle cantine Marotti di Campi escono diverse etichette, anche affinate in barrique, ma la Lacrima di Morro d'Alba "normale", quella base, quella che si chiama Rubico è una sinfonia di violette al naso e in bocca una carezza vellutata e fresca, freschissima, inaspettata. E' un vino da scoprire, riscoprire, ristappare... Una vera leccornia senza tante pretese a 4,5 euro se si compra dalla contessa, immagino un po' di più in enoteca.